“Gli incontri di Palazzo Baleani. La salute declinata al femminile”

Il team di gastroenterologia del Policlinico Umberto I

L'incontro: gli esperti fanno il punto sulle Malattie dell’apparato digerente

Le patologie gastroenterologiche hanno un’incidenza in costante aumento in tutto il mondo, inoltre tali patologie, il decorso e il trattamento presentano notevoli differenze di genere sia per livelli di complessità che per caratteristiche, con conseguenze sulla qualità della vita. Le malattie gastroenterologiche sono tra le patologie più comuni anche nella popolazione italiana, alcune sono dette funzionali, provocando sintomi senza un corrispondente danno dell’organo, altre sono causate da danno acuto o cronico degli organi indotto da processi infettivi, infiammatori o neoplastici. L’apparato digerente è poi il bersaglio del danno indotto da farmaci o alcol che possono causare manifestazioni molto gravi come ulcere, emorragie digestive, epatiti o pancreatiti. Diverse malattie gastroenterologiche possono avere un decorso lento e tendendo a cronicizzarsi determinano spesso un impatto negativo sulla qualità della vita delle pazienti.

In questo scenario, prosegue l’attività di comunicazione e informazione sul progetto condiviso dalla Sapienza e dal Policlinico Umberto I, “Gli incontri di Palazzo Baleani. La salute declinata al femminile”. La giornata del 20 gennaio ha visto gli specialisti della Gastroenterologia confrontarsi con le Associazioni dei pazienti e con tutte le donne che hanno preso parte all’evento.

Ad aprire i lavori, il Prof. Domenico Alvaro, Direttore della Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia della AOU Policlinico Umberto I e Preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria della Sapienza Università di Roma, che ha evidenziato come “…..l’età e il sesso siano le due discriminanti fondamentali nella donna affetta da patologie gastroenterologiche e come sia, altrettanto fondamentale, l’iniziativa di oggi per promuovere la consapevolezza e la corretta informazione al pari della prevenzione, della diagnosi e dell’accesso ai percorsi diagnostico-terapeutici dedicati alle malattie dell’apparato digerente”.

A Palazzo Baleani, la donna con patologie dell’apparato digerente è seguita dal Medico specialista in gastroenterologia che, oltre a saper diagnosticare, trattare e monitorare la malattia nel modo migliore possibile, riconosce la necessità di ricorrere all’aiuto di altri specialisti quali ginecologi, nutrizionisti, dermatologi e soprattutto reumatologi, tutte figure presenti all’interno del Policlinico Umberto I. Questo cambio di paradigma nell’approccio di cura a sinergie crescenti e che vede coinvolte competenze multidisciplinari, permette alla donna con sintomatologia “prevalente” a carico dell’apparato digerente, ma spesso con coinvolgimenti anche in altri organi, di avere diagnosi di comorbilità e di essere trattata con elevati standard di cura.

Per raccogliere queste esigenze – ha sottolineato il Professor Alvaro – “….è nato questo progetto! La donna viene presa in carico a 360° e avviata ad un  programma di diagnosi e cura personalizzata”.

 

 

Gli Esperti a confronto

“Gli specialisti gastroenterologi presenti qui oggi, lo sono a tutto tondo ed hanno dedicato la propria vita ad uno o più settori che impattano su questa patologia”, ha sottollineato il Prof. Alvaro.

La Prof.ssa Carola Severi esperta nella terapia della Medicina di Precisione e Medicina di Genere in gastroenterologia ha voluto condividere come in alcune patologie gastroenterologiche c’è una prevalenza maggiore nelle femmine che nei maschi, cioè c’è una differenza di prevalenza tra i due sessi. Ha sottolineato che i disturbi funzionali gastrointestinali, oramai classificati Disturbi dell’Asse Intestino-Cervello rappresentino un sistema bidirezionale di comunicazione tra il cervello e l’intestino che modula le funzioni intestinali e influenza la sfera cognitiva-comportamentale.

Di grande rilevo anche gli argomenti portati dalla Prof.ssa Manuela Merli, gastroenterologa esperta nel campo delle epatiti croniche e cirrosi epatica, della patogenesi e terapia della encefalopatia epatica, nutrizione e alterazioni metaboliche nelle malattie di fegato croniche. In stretta collaborazione con il gruppo dei trapianti dell’Umberto I, e per quanto sopra esposto, sta studiando come le differenze di genere interagiscono nel trapianto di fegato.

A completare l’incontro, l’intervento del  Prof. Adriano De Santis, gastroenterologo – responsabile del servizio di Ecografia diagnostica ed Interventistica presso  la Gastroenterologia del Policlinico Umberto I.
Esperto in diagnostica ecografica internistica, con alta qualifica professionale nella diagnosi e trattamento delle epatiti  virali croniche ha focalizzato la sua attenzione a porre non solo sul sintomo ma, soprattutto,  all’approccio  globale,  tutto tondo del paziente, così come tramandatogli dai grandi Maestri della Medicina classica.

Il Prof. Stefano Ginanni Corradini, luminare del trapianto di fegato, ha dichiarato di occuparsi prevalentemente di patologie del fegato, in particolar modo di due aspetti. “…Il primo riguarda la preparazione del paziente per il trapianto e la Valeria, ormai diventata una di famiglia per il Policlinico, rappresenta sicuramente una testimonial d’eccezione. La dott.ssa Valeria è infatti una nostra trapiantata.  Il secondo riguarda la steatosi epatica, cioè il fegato grasso, che è una patologia molto diffusa nel 30% della popolazione. Come si scopre? Riscontrando le transaminasi alterate o con una ecografia che fa vedere che il fegato è pieno di grasso. Nonostante, in questa patologia, ci sia un equilibrio fra maschi e femmine, negli ultimi tempi stiamo osservando un aumento maggiore nelle donne a causa di problemi alimentari e stili di vita. Alla steatosi del fegato, anche se non c’è una malattia avanzata, ad es. la cirrosi, è comunque associata una prognosi non buona per cause non dovute al fegato (infarto miocardico, ictus cerebrale, tumori), perciò è importante trattare tutti i fattori della Sindrome Metabolica, in particolare l’obesità, il diabete e l’insulino-resistenza, che trattiamo nei nostri ambulatori”.

E’ intervenuta la Prof.ssa Emanuela Ribichini, gastroenterologa e nutrizionista esperta delle Patologie funzionali, Disturbi dell’asse Intestino-Cervello, che si è soffermata sull’importanza nelle donne della riabilitazione del pavimento pelvico, non solo con gli esercizi fisioterapici, ma anche con tecniche riabilitative che si avvalgono di macchinari innovativi per il recupero delle funzioni del pavimento pelvico, già  presenti  all’Umberto I.

A seguire Prof. Francesco Covotta, gastroenterologo esperto nell’ecogastroscopia avanzata, una metodica importante per studiare le patologie dell’apparato digerente, delle vie biliari e del pancreas l’ecoendoscopia. Questa metodica permette di eseguire un’esplorazione ecografica delle pareti dei visceri e delle regioni circostanti grazie all’applicazione di una piccola sonda a ultrasuoni sulla punta dell’endoscopio. Questo esame consente di superare i limiti dell’ecografia tradizionale transcutanea raggiungendo un potere di risoluzione superiore alle altre metodiche per determinate indicazioni, come la valutazione della parete degli organi cavi dell’apparato digerente superiore ed inferiore, lo studio dei linfonodi mediastinici e del parenchima pancreatico. Consente inoltre di eseguire agobiopsie delle lesioni pancreatiche e linfonodali.

Presente la Prof.ssa Flaminia Ferri che in collaborazione con il Prof. Stefano Ginanni Corradini si occupa della steatosi epatica e dello studio ecografico pre-trapianto dei pazienti.

Prof.ssa Manuela Di Franco, reumatologa della UOC Reumatologia del Policlinico Umberto è intervenuta dichiarando che “…..ci tengo a dire che la multidisciplinarietà deve declinarsi nelll’interdisciplinarietà in modo da evitare lo “spezzettamento” delle competenze ed attraverso il dialogo e lo scambio degli esperti integrare i vari ambiti disciplinari per una cura dei pazienti a tutto tondo”.

Ha chiuso il tavolo dei professionisti il Prof. Vincenzo Cardinale che si occupa di Malattie Rare del fegato, che presentano una  concentrazione significativa nella popolazione femminile con un rapporto di femminile su maschi di 8 a 1. “Parliamo – ha dichiarato Cardinale – di patologie che intercettano in parte le Malattie Rare, in parte malattie non rare, quali le Malattie colestatiche con un rapporto femminile anche in questo caso su maschi di 8 a 1 e caratterizzate da una sistematicità di tutto l’organismo con prurito, osteoporosi e dispercezione. Abbiamo anche – ha continuato Cardinale – le Malattie autoimmuni, con un rapporto femminile su maschi di 3 a 1. Il corrispettivo che oggi sta emergendo in maniera significativa è quello del danno indotto da farmaci basato su una causa autoimmune, in cui l’80% sono donne. Le patologie che riguardano la gravidanza, come la colestasi intraepatica della gravidanza, che riguarda donne nel terzo trimestre di gravidanza che ha un impatto sulla donna (ittero, prurito) ma anche sul nascituro, quando i sali biliari raggiungono il livello di 40 mg/moli/litro o quando superano i 100 mg/moli/litro ci sono rischi di problemi sul nascituro. Abbiamo, anche patologie genetiche come il fegato policistico, che ad oggi ancora non di riesce a trattare. Bisogna fare attenzione anche alle terapie sostitutive in ambiti quali: angiomi epatici, colestasi, fegato policistico per le quali è fondamentale il rapporto con il ginecologico”.

Ringraziamo tutti i medici che ci hanno guidato in un viaggio di esperienze nella pratica clinica e nella ricerca scientifica.

Le Associazioni dei pazienti affetti dalle Malattie gastroenterologiche

Protagonisti sono state le donne e gli uomini, insieme ai rappresentanti delle Associazioni EpaC- Lazio, AMICI- Lazio, Apic, AMAF, ACMA, Associazione Nazionale Malattia di WILSON, Associazione Esofagite  Eosinofila che,  si sono complimentati per la lungimirante iniziativa durante la quale hanno potuto assistere alla presentazione del progetto, dialogare con gli esperti, formulare numerose e diversificate domande.

Ha preso la parola una ospite che ha dichiarato “….sono affetta da rettocolite ulcerosa con un figlio affetto da Malattia di Wilson. Faccio un plauso per l’iniziativa e testimonio quanto sia importante per un paziente come me, con comorbilità, avere un UNICO centro di riferimento che ci prende in carico e che ci evita il “giro delle sette chiese!”, perché le persone non vengono più prese in carico dallo stesso medico e quindi ogni volta le persone devono ricominciare “a raccontare la propria storia”.

L’UNICITA’ di questo percorso rappresenta la medicina del futuro dove la paziente viene presa in carico non solo dal professionista di riferimento ma anche da tutta una equipe multidisciplinare i cui esperti dialoghino tra loro, per integrare i dati, le terapie e i percorsi suggeriti dai vari ambiti disciplinari.

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