Manca il respiro salendo le scale, ci si sente stanchi senza un motivo apparente, il cuore batte in modo irregolare. Sintomi comuni, che molti tendono a minimizzare attribuendoli allo stress, alla stagione o all’età. Tuttavia, per alcune persone questi segnali possono essere il campanello d’allarme di una patologia seria e ancora troppo spesso sottovalutata: l’ipertensione polmonare.
In occasione della Giornata Mondiale dedicata a questa malattia, l’attenzione si concentra su un gruppo di patologie rare e complesse che colpiscono polmoni e cuore, tra cui l’Ipertensione Arteriosa Polmonare (IAP), una delle forme più gravi. Si tratta di una condizione cronica e progressiva che interessa i vasi sanguigni dei polmoni e che, se non diagnosticata e trattata precocemente, può causare danni cardiaci irreversibili.
La malattia si sviluppa quando i vasi polmonari si restringono, aumentando la pressione nelle arterie. Questo costringe il cuore destro a lavorare con maggiore intensità fino, nel tempo, ad affaticarsi, dilatarsi e perdere efficienza. Come ogni muscolo sottoposto a uno sforzo prolungato, anche il cuore può indebolirsi progressivamente.
L’IAP colpisce tra le 15 e le 50 persone ogni milione di abitanti, soprattutto in età adulta, con una maggiore incidenza nelle donne. I sintomi iniziali sono spesso sfumati: fiato corto durante lo sforzo, stanchezza, vertigini e palpitazioni. Con il progredire della malattia possono comparire dolore toracico e gonfiore a gambe e caviglie. Proprio la scarsa specificità dei sintomi porta frequentemente a ritardi nella diagnosi, anche di anni, durante i quali la patologia può evolvere verso lo scompenso cardiaco. Riconoscere questi segnali è quindi essenziale. In presenza di sintomi sospetti è importante rivolgersi al medico di famiglia, che potrà indirizzare verso una valutazione specialistica cardiologica.
Il primo esame è l’ecocardiografia, non invasiva, utile per valutare la funzionalità del cuore e individuare eventuali anomalie. In caso di sospetto, la diagnosi viene confermata tramite indagini più approfondite, come il cateterismo cardiaco, eseguito in centri specializzati.
Negli ultimi anni, i progressi terapeutici hanno aperto nuove prospettive. Studi recenti evidenziano come trattamenti avviati precocemente, in particolare con l’uso combinato di farmaci specifici, possano rallentare la progressione della malattia e, in alcuni casi, migliorare la funzione del ventricolo destro. Il fattore tempo si conferma quindi decisivo.
Oltre all’impatto fisico, l’ipertensione arteriosa polmonare comporta importanti conseguenze anche sul piano emotivo e sociale, coinvolgendo pazienti e familiari. Per questo, oggi si punta sempre più su un approccio integrato che affianchi alle terapie farmacologiche servizi di supporto, assistenza domiciliare e percorsi personalizzati di cura.
Aumentare la consapevolezza su questa malattia invisibile è il primo passo per ridurre i ritardi diagnostici e migliorare la qualità di vita di chi ne è colpito. Riconoscere i sintomi, agire tempestivamente e garantire un accesso equo alle cure può fare la differenza.
È importante rivolgersi rapidamente al proprio medico di famiglia, che può indirizzare verso una visita specialistica cardiologica. Il primo accertamento è l’ecocardiografia, un esame non invasivo che fornisce indicazioni sulla funzionalità cardiaca e sull’eventuale presenza della IAP. In caso di sospetto, la diagnosi dovrà essere confermata con ulteriori indagini, tra cui il cateterismo cardiaco, eseguibile nei centri specializzati, che consente la conferma definitiva e l’avvio di un percorso terapeutico mirato. Giovanna Manzi, dirigente medico presso il Dipartimento di Scienze Cliniche, Internistiche, Anestesiologiche e Cardiovascolari del Policlinico Universitario Umberto I, Università La Sapienza di Roma e prima autrice della pubblicazione “2025 expert consensus on the use of parenteral prostanoids in incident and prevalent PAH patients: the Italian perspective,” recentemente pubblicato sulla rivista internazionale Vascular Pharmacology e frutto del lavoro di oltre trenta specialisti provenienti dai principali centri italiani dedicati all’IAP sottolinea: “Il messaggio che emerge con chiarezza da questo lavoro è che nel trattamento dell’ipertensione arteriosa polmonare il tempo è una variabile terapeutica decisiva. I dati che abbiamo analizzato e condiviso mostrano che i prostanoidi parenterali, impiegati precocemente e in combinazione con altri farmaci specifici, sono in grado non solo di rallentare la progressione della malattia, ma in alcuni casi di recuperare parzialmente la funzione del ventricolo destro. Questo rimodellamento inverso è un risultato importante per una patologia che fino a pochi anni fa lasciava pochissimo spazio all’ottimismo.” “Questo consensus rappresenta il risultato di un lavoro corale che ha coinvolto la quasi totalità degli esperti italiani nel campo dell’ipertensione polmonare,” aggiunge Carmine Dario Vizza, tra gli autori del medesimo consensus e direttore dell’Unità Operativa Complessa (UOC) di Cardiologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Umberto I di Roma.