Un gruppo di ricercatori della Sapienza ha guidato uno studio pilota che potrebbe segnare un passo decisivo nella diagnosi precoce del carcinoma squamoso della cervice uterina, una delle patologie oncologiche più diffuse tra le donne. La ricerca, pubblicata sulla rivista Plos One, ha sperimentato l’utilizzo della spettroscopia Raman, una tecnica ottica capace di analizzare la composizione molecolare dei tessuti, affiancandola alle tradizionali osservazioni morfologiche al microscopio.
Il progetto è stato possibile grazie alla sinergia tra competenze ingegneristiche, cliniche e patologiche, e all’accesso a strumentazioni d’avanguardia presenti nei laboratori della Sapienza.
Il ruolo centrale è stato svolto dalla Ginecologia Oncologica e dall’Anatomia Patologica del Policlinico Umberto I, insieme al Centro di ricerca per le Nanotecnologie applicate all’Ingegneria (CNIS). La UOC di Ginecologia, diretta dal prof. Ludovico Muzii, ha contribuito con la propria esperienza nella diagnosi e nel trattamento delle patologie ginecologiche oncologiche, integrando competenze cliniche e tecnologie endoscopiche avanzate.
Nella pratica clinica, la diagnosi dei tumori cervicali si basa ancora in larga parte su tecniche invasive e sull’interpretazione visiva del patologo. Tuttavia, non sempre le differenze tra tessuto sano e tumorale sono evidenti a livello morfologico. La spettroscopia Raman offre un vantaggio cruciale: permette di individuare “firme molecolari” caratteristiche del tumore, riconoscibili anche quando le alterazioni strutturali non sono immediatamente visibili.
Lo studio ha analizzato campioni istologici di tessuto cervicale fissati e inclusi in paraffina, confrontando regioni sane e patologiche come stroma, ghiandole, tessuto nervoso, vasi sanguigni, infiltrati infiammatori e aree necrotiche. Le analisi spettrali hanno evidenziato variazioni significative nella composizione di proteine, lipidi e acidi nucleici nelle zone tumorali.
Un elemento distintivo dello studio è stato l’abbinamento tra spettroscopia Raman e tecniche di imaging ad alta risoluzione, come la microscopia elettronica a scansione (SEM) e la microscopia a forza atomica (AFM). Analizzando le stesse aree di tessuto con metodi diversi, i ricercatori hanno potuto correlare direttamente le alterazioni molecolari con i cambiamenti strutturali osservati su scala micro e nanometrica.
I dati raccolti mostrano che i tessuti tumorali presentano impronte molecolari distintive e coerenti con le alterazioni strutturali tipiche della malattia. Inoltre, la spettroscopia Raman si è dimostrata sensibile anche a differenze non rilevabili con le tecniche di imaging tradizionali.
Pur trattandosi di uno studio pilota, i risultati aprono la strada a sviluppi futuri: l’obiettivo è estendere la ricerca a campioni freschi e valutare l’integrazione della spettroscopia Raman nei percorsi diagnostici clinici. Una prospettiva che potrebbe migliorare la precisione della diagnosi e ridurre la necessità di procedure invasive, offrendo un supporto prezioso ai patologi e ai clinici.